Il Delta del Po: tra terra e mare
Se esiste un posto dove la natura modella continuamente il paesaggio contendendolo all'uomo, questo è il delta del Po.
L'abbondante e costante accumularsi dei detriti fluviali, che sposta sempre più ad est il confine tra terra e mare, ha da sempre esaltato la battaglia che l'uomo conduce per sottrarre alla precarietà i propri insediamenti.
Le prime opere di regimentazione idraulica risalgono al IV secolo a.C., e si devono agli etruschi di Spina, opere destinate al miglioramento della navigazione commerciale ed alla produzione del sale.
Furono poi i romani, dal III secolo a.C. a sviluppare la rete viaria, la piscicoltura e la produzione di laterizi.
Solo dopo l'unità d'Italia le opere di bonifica si fanno massicce e radicali, lasciando tuttavia, ancora oggi, vaste zone ove il territorio conserva le antiche suggestioni ed il fascino di ambienti naturali di grandissimo valore floreale e faunistico.
In seguito furono i monaci benedettini dell'Abbazia di Pomposa a intraprendere, tra l'VIII e il IX secolo, grandi opere di bonifica.
Inondazioni successive vanificarono in parte gli sforzi dell'uomo che, a parte un tentativo degli Estensi, con il Duca Alfonso II, nel XVI secolo e la breve parentesi napoleonica, si concentrò nella valorizzazione del centro storico di Comacchio, ove lo stato pontificio eresse importanti monumenti sei-settecenteschi.






































